Profumo di te

E anche quest’anno è arrivato Natale anche se, devo ammettere, di spirito natalizio in giro non se ne trova poi molto (almeno quello autentico, perché invece quello del non- Natale dilaga). Mentre stavo pensando a qualcosa da scrivere che non risulti troppo banale, riflettevo su come ancora, dopo duemila anni, fatichiamo a capire come la venuta del Figlio di Dio in sembianze umane abbia elevato talmente la nostra umanità da conferirle una dignità tutta nuova e una nobiltà altissima. Passiamo tutta la vita a cercare di conquistarci la stima degli altri e di meritarne l’amore, quando in realtà abbiamo già tutto quello che ci serve per vivere ed essere felici perché Dio è con noi. Se solo ci ricordassimo che in noi e in ogni altro essere umano c’è la stessa identica natura che Lui ha assunto per sé, quanto sarebbero diverse le cose.

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Cartoline da molto lontano

Una guerra che si trascina da sette anni, violenze e orrori a mai finire perpetrati sulla pelle di innocenti (soprattutto bambini), intere città completamente distrutte e fughe disperate tante volte finite male. Quel che accade in Siria è sotto gli occhi di tutti eppure nessuno sembra vedere. “Fino a quando?” è il grido di domanda dell’oppresso, del perseguitato, dell’esiliato. 

C’è un brano del grandissimo Ezio Bosso che mi fa venire i brividi ogni volta che lo sento. Si intitola Split, postcards from far away, e se dovessi pensare a una musica che esprima l’intera quantità di dolore dell’umanità ferita di tutto il mondo non potrebbe essere che questa.

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Per la pace in Africa e nel mondo

Oggi il Papa ci invita a vivere una giornata di preghiera e digiuno per la pace, in particolare per la Repubblica Democratica del Congo e per il Sud Sudan, paesi da lungo tempo provati da conflitti interni, violenze e fame, e troppo spesso dimenticati. Per aiutare la riflessione, volevo condividere con voi alcuni passi tratti da un testo scritto da padre Daniele Moschetti, missionario comboniano che ha vissuto per molti anni in Sud Sudan. Potremmo legittimamente pensare che il nostro contributo nel fronteggiare questioni più grandi di noi e delle nostre possibilità serva a poco, ma non è così: ognuno può fare molto riconoscendo la dignità di ogni persona umana nel posto in cui vive, e costruire pace non ignorando o sottovalutando tutto ciò che distrugge la nostra umanità. 

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Natale o no

Questo è un articolo un po’ strano, ve lo dico subito, che ha per tema il Natale ma anche il non-Natale, ovvero il falso Natale, per intenderci quello fatto di lucine scintillanti, pensierini di dubbio gusto, messaggini copincollati, felicità tanto dirompente quanto effimera, buonismo da quattro soldi, peace&love e volemose bene. Tutte quelle cose, insomma, con cui abbiamo seppellito il Natale vero fino a non riuscire quasi a trovarlo più, perché a forza di addobbi da sistemare, regali da comprare e roba da cucinare, non ricordiamo più dove l’abbiamo messo. Ed è veramente tragico ritrovarsi a festeggiare il non-Natale senza Natale, perché si tratta essenzialmente di un’esperienza di non-senso.

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Credo negli esseri umani

Se dovessi scegliere una canzone simbolo per Lampi di poesia non potrei non citare Esseri umani di Marco Mengoni. Dentro c’è tutto: il desiderio di autenticità, il dover fronteggiare un mondo fondato sulle apparenze e sulle aspettative che gli altri pongono su di te, l’importanza di vivere la propria umanità non solo come la parte più debole di noi stessi ma come una risorsa. C’è il bisogno di credere alle capacità dell’uomo anche quando queste sembrano essere messe in discussione da avvenimenti che vorrebbero toglierci la speranza, c’è la voglia di prendersi per mano perché solo insieme ci si può rialzare dalle cadute e andare avanti, c’è il voler valorizzare la bellezza delle cose fragili.

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Chi sono io?

Non si può capire nulla della vita di un altro se non si prova a mettersi nei suoi panni. Nemmeno questo è sufficiente in realtà, perché è impossibile entrare fino in fondo nell’interiorità di qualcuno e nel suo vissuto personale, ma è un inizio.

L’indifferenza o l’abitudine verso la più grande tragedia dei nostri giorni è qualcosa che mi sgomenta. Mi riferisco alle migliaia di morti in mare di cui continuamente riceviamo notizia. Ogni vita spezzata in questo modo assurdo è una perdita per l’umanità intera, ogni uomo, donna, bambino in meno lascia un vuoto incolmabile nelle persone che gli erano più vicino ma anche in quelle che avrebbe incontrato in futuro e magari aiutato, sostenuto, amato. 

Ho provato a mettermi nei panni di una donna che ha vissuto questo dolore immane, la perdita di una persona amata, in nome di una vita più giusta e più degna. Non potrò mai capire fino in fondo la tragedia di qualcosa che non ho vissuto di persona: queste righe sono il risultato di questo mio sforzo e della voglia di lasciarmi anche ferire da un dolore che non è direttamente mio, ma che mi riguarda.

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Un Dio umano per un uomo divino

Gesù è il Figlio di Dio che manifesta Dio nella sua condizione umana, ma è anche il figlio dell’uomo in quanto rappresenta l’uomo nella sua condizione divina. E questa condizione divina non è un privilegio esclusivo di Gesù, ma un’offerta per chiunque lo accoglie e lo segue. Il Verbo si è fatto carne, ma per riuscire a cogliere questa grandezza dobbiamo abbassare l’immagine che ci siamo fatti di un Dio altissimo e irraggiungibile e accettare la Sua scandalosa presenza nelle nostre scelte e nelle cose banali di ogni giorno. Oggi più che mai c’è bisogno di persone pienamente umane, che agiscano nella quotidianità della vita rendendo più bello il pezzetto di mondo in cui abitano. C’è bisogno di persone innamorate! Dio-Amore è il primo ad essere innamorato della nostra umanità, talmente innamorato da sceglierla per se stesso, e ciò che colpisce di Lui (e che ci innamora) è proprio la Sua umanità. Non il suo essere onnipotente, ma il suo essere fragile. Come un bambino. E come ognuno di noi. Buon Natale!

#lampidipoesia

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