Esercizi di speranza (5 maggio-25 giugno 2019)

5 maggio-Mi ami?

“Mi ami?” è la vera domanda di senso, è la risposta in forma di domanda, è l’essenziale da cui ripartire quando tutto sembra finito, perché quando non credi più a nulla e anche la speranza soccombe, l’amore invece rimane. Non si tratta soltanto di sentirsi amati, per quanto sia importantissima la consapevolezza di esserlo sempre, anche quando non sai riconoscerlo, ma forse ciò che ancora di più salva è sapere che l’amore che hai da dare interessa a qualcuno. Che il fatto che tu sia nato per questo, per amare, non rappresenti una condanna all’infelicità o un desiderio di pienezza che non potrà mai essere raggiunto, perché c’è Qualcuno che implora il tuo amore come un mendicante e che non può vivere senza. E non importa se pensi di non essere capace di vivere un amore così, se hai paura, se hai sbagliato, se hai sofferto e adesso ti senti come bloccato, perché anche un amore imperfetto, anche un semplice voler bene, può essere un ottimo punto di partenza (o di ripartenza). Allora io non posso rimanere come prima, non posso fare finta che non sia successo niente, perché Lui mi chiede se lo amo, perché Lui chiede amore a me, e non posso lasciare che l’Amore non sia amato. Così tutto acquista un senso, e tutto torna a vivere.

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Esercizi di speranza (16 marzo-2 aprile 2019)

16 marzo-Fiducia

Dalle mie cagnoline imparo ad avere fiducia. Loro si fidano, si affidano e confidano nel fatto di essere amate. Nulla potrebbe convincerle del contrario, per questo sono il ritratto della gioia, che manifestano in ogni modo. 

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Lettera a un bambino che è nato

Una premessa. Questo è un post un po’ particolare. Contiene una lettera che ho scritto il 14 febbraio scorso e che volevo tenere per me, perché la ritenevo troppo personale. Racconta di un’esperienza di preghiera che ho fatto, e la preghiera è sempre qualcosa di unico e personale, perché è la relazione che ciascuno ha con il Padre ad esserlo. Allo stesso tempo, però, pregare ha una ripercussione di tipo comunitario, ma nemmeno questo in realtà era servito per convincermi a pubblicare la lettera. Poi è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea, poiché mi ha consentito di intravedere delle possibilità di bene che potevano nascere condividendola con voi. Se avete la pazienza di leggere tutto, alla fine vi dirò quale è stato l’evento determinante questo cambio di rotta. Prima di farlo, preferisco leggiate la mia lettera a un bambino che è nato.

14 febbraio 2018

Carissimo sospirato dono di Dio Padre,

benvenuto al mondo! Mi verrebbe da dirti come prima cosa “ce l’abbiamo fatta!” ma poi mi rendo conto che ad avercela fatta siete tu e i tuoi genitori, insieme alla vita. Io ti ho soltanto accompagnato da lontano (ma allo stesso tempo sentendomi vicina a te) a partire da quel giorno in cui ho deciso di dire di sì a una proposta che il Signore mi faceva attraverso Sua Madre. Era il 13 maggio 2017 quando nella mia stanza davanti al crocifisso ho promesso che avrei pregato ogni giorno per nove mesi per un bambino a rischio di essere abortito. Quel bambino eri tu.

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Per la pace in Africa e nel mondo

Oggi il Papa ci invita a vivere una giornata di preghiera e digiuno per la pace, in particolare per la Repubblica Democratica del Congo e per il Sud Sudan, paesi da lungo tempo provati da conflitti interni, violenze e fame, e troppo spesso dimenticati. Per aiutare la riflessione, volevo condividere con voi alcuni passi tratti da un testo scritto da padre Daniele Moschetti, missionario comboniano che ha vissuto per molti anni in Sud Sudan. Potremmo legittimamente pensare che il nostro contributo nel fronteggiare questioni più grandi di noi e delle nostre possibilità serva a poco, ma non è così: ognuno può fare molto riconoscendo la dignità di ogni persona umana nel posto in cui vive, e costruire pace non ignorando o sottovalutando tutto ciò che distrugge la nostra umanità. 

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Un citofono collegato al Cielo

Un frutto di Chiara Corbella: così si definiva una ragazza siciliana di 29 anni, Maria Chiara Mangiacavallo, avendo in comune con lei la stessa vocazione alla gioia, attraversata, però, dalla sofferenza. Al termine del calvario della malattia, infatti, la giovane vita di Maria Chiara si è conclusa sulla terra il 13 marzo 2015, per rinascere al Cielo esattamente 9 mesi dopo essersi definita come un “frutto di Chiara”. Proprio come lei, si è preparata con fede all’incontro con lo Sposo, così che il suo funerale si è trasformato in una festa, quella del suo matrimonio.

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I vostri tweet

Ecco una piccola raccolta dei vostri tweet con l’hashtag #lampidipoesia! Dato che sono andata a ritroso non ho potuto inserire tutti quelli pervenuti finora, ma soltanto una selezione. In futuro, però, vorrei cercare di aggiornare costantemente questa sezione. Dunque, mi raccomando: twittate! 😀

ufffffff

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