Il suono che fa l’universo

Ed è proprio
quando tutti accelerano
che io rallento
al mare, di lunedì
in ottobre secondo
seconda spiaggia del giorno
rallento, rallento
indecisa tra privilegio e vergogna
io dormo
il seno pieno, teso, caldo sull’attenti a
benedire i passanti
ho acqua in bocca e un pesciolino
tutto per me

Inizia così una canzone che ho scoperto in questi giorni e che non riesco a smettere di ascoltare per quanto è profonda ed evocativa. Il suono che fa l’universo, di Ilaria Pilar Patassini, parla di attesa, della necessità di fermarsi e stare all’erta per non lasciarsi sfuggire nulla di quella che è la scoperta più sorprendente che possa vivere una donna: percepire una nuova vita dentro di sé. Un pesciolino, che cambia le prospettive e stravolge tutto, che ti costringe a fare silenzio intorno e dentro di te, a rallentare per la fatica del generare ma soprattutto per non perderti il momento. Ma è una canzone che, oltre a questa che è l’interpretazione più ovvia e che si rifà all’esperienza diretta dell’autrice, si presta anche ad altre chiavi di lettura tutte ugualmente vere e significative. Che si sia o meno genitori nella carne, infatti, ognuno può considerarsi genitore, anche chi non lo è o pensa di non esserlo, perché ha una responsabilità sia verso se stesso che nei confronti delle persone che gli sono affidate e che si contribuisce, con il proprio apporto, a far crescere. Quindi ad ogni persona, uomo o donna, genitore o no, si possono applicare alcune considerazioni che vorrei fare prendendo spunto da questo testo, perfetto anche per questo periodo di Avvento visto che parla di attesa. 

ecografia

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Lettera a un bambino che è nato

Una premessa. Questo è un post un po’ particolare. Contiene una lettera che ho scritto il 14 febbraio scorso e che volevo tenere per me, perché la ritenevo troppo personale. Racconta di un’esperienza di preghiera che ho fatto, e la preghiera è sempre qualcosa di unico e personale, perché è la relazione che ciascuno ha con il Padre ad esserlo. Allo stesso tempo, però, pregare ha una ripercussione di tipo comunitario, ma nemmeno questo in realtà era servito per convincermi a pubblicare la lettera. Poi è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea, poiché mi ha consentito di intravedere delle possibilità di bene che potevano nascere condividendola con voi. Se avete la pazienza di leggere tutto, alla fine vi dirò quale è stato l’evento determinante questo cambio di rotta. Prima di farlo, preferisco leggiate la mia lettera a un bambino che è nato.

14 febbraio 2018

Carissimo sospirato dono di Dio Padre,

benvenuto al mondo! Mi verrebbe da dirti come prima cosa “ce l’abbiamo fatta!” ma poi mi rendo conto che ad avercela fatta siete tu e i tuoi genitori, insieme alla vita. Io ti ho soltanto accompagnato da lontano (ma allo stesso tempo sentendomi vicina a te) a partire da quel giorno in cui ho deciso di dire di sì a una proposta che il Signore mi faceva attraverso Sua Madre. Era il 13 maggio 2017 quando nella mia stanza davanti al crocifisso ho promesso che avrei pregato ogni giorno per nove mesi per un bambino a rischio di essere abortito. Quel bambino eri tu.

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I vostri tweet

Ecco una piccola raccolta dei vostri tweet con l’hashtag #lampidipoesia! Dato che sono andata a ritroso non ho potuto inserire tutti quelli pervenuti finora, ma soltanto una selezione. In futuro, però, vorrei cercare di aggiornare costantemente questa sezione. Dunque, mi raccomando: twittate! 😀

ufffffff

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