Esercizi di speranza (5 maggio-25 giugno 2019)

5 maggio-Mi ami?

“Mi ami?” è la vera domanda di senso, è la risposta in forma di domanda, è l’essenziale da cui ripartire quando tutto sembra finito, perché quando non credi più a nulla e anche la speranza soccombe, l’amore invece rimane. Non si tratta soltanto di sentirsi amati, per quanto sia importantissima la consapevolezza di esserlo sempre, anche quando non sai riconoscerlo, ma forse ciò che ancora di più salva è sapere che l’amore che hai da dare interessa a qualcuno. Che il fatto che tu sia nato per questo, per amare, non rappresenti una condanna all’infelicità o un desiderio di pienezza che non potrà mai essere raggiunto, perché c’è Qualcuno che implora il tuo amore come un mendicante e che non può vivere senza. E non importa se pensi di non essere capace di vivere un amore così, se hai paura, se hai sbagliato, se hai sofferto e adesso ti senti come bloccato, perché anche un amore imperfetto, anche un semplice voler bene, può essere un ottimo punto di partenza (o di ripartenza). Allora io non posso rimanere come prima, non posso fare finta che non sia successo niente, perché Lui mi chiede se lo amo, perché Lui chiede amore a me, e non posso lasciare che l’Amore non sia amato. Così tutto acquista un senso, e tutto torna a vivere.

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Chiara luna

L’eclissi di luna di qualche giorno fa ha fatto alzare lo sguardo verso il cielo a svariate persone. Come faceva notare Davide Rondoni in un articolo di qualche giorno fa, quello di guardare il cielo è un privilegio tutto umano e, al di là delle differenze e delle categorie  in cui cerchiamo di incasellarci, noi siamo sostanzialmente questo: esseri che guardano il cielo. Lo facciamo da sempre e per diversi motivi, magari solo per curiosità o per provare ancora quello stupore che la natura sa regalare in certe occasioni. Si tratta, però, soltanto di pretesti, perché la vera ragione che ci spinge ad alzare gli occhi al cielo è il nostro portarci dentro delle domande grandi, domande a cui speriamo di trovare le risposte proprio in qualcosa di altrettanto grande che ci sovrasta. Dice Rondoni che forse non molti, mentre ammiravano la luna che dava spettacolo, avranno pensato ai versi di Leopardi e alle sue domande esistenziali nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Io ci ho pensato e ho provato, in tutta umiltà, a rivolgermi alla luna interrogandomi insieme a lui (D’Avenia docet!). Come lui non ho le risposte per quelle domande, ma cerco di avere care le domande stesse e di provare a imparare qualcosa da chi è riuscito a viverle. 

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Un citofono collegato al Cielo

Un frutto di Chiara Corbella: così si definiva una ragazza siciliana di 29 anni, Maria Chiara Mangiacavallo, avendo in comune con lei la stessa vocazione alla gioia, attraversata, però, dalla sofferenza. Al termine del calvario della malattia, infatti, la giovane vita di Maria Chiara si è conclusa sulla terra il 13 marzo 2015, per rinascere al Cielo esattamente 9 mesi dopo essersi definita come un “frutto di Chiara”. Proprio come lei, si è preparata con fede all’incontro con lo Sposo, così che il suo funerale si è trasformato in una festa, quella del suo matrimonio.

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Siamo nati e non moriremo mai più

 “È bello avere degli esempi di vita che ti ricordano che si può pretendere il massimo della felicità già qui su questa terra, con Dio come guida.”

Queste parole di Chiara Corbella Petrillo sono perfette per inaugurare una nuova sezione del blog, chiamata Poesia della vita, che è stata pensata su ispirazione di tante storie di persone che hanno reso la loro esistenza un autentico capolavoro. Sono tratte dalla lettera che Chiara scrisse a suo figlio Francesco poco prima di diventare lei stessa esempio di vita e di fede per molti. Il 13 giugno ricorre l’anniversario della sua nascita al Cielo, avvenuta nel 2012, e in quest’occasione è stato annunciato l’imminente avvio della causa di beatificazione.

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