Su #lampidipoesia

“Occorre un esercito di innamorati. Alla follia di chi ama il Nulla si può opporre la quotidiana poesia di chi ama Qualcuno che ci sostiene nel difficile compito di rendere più buona la terra.”

Questa citazione del poeta Davide Rondoni è tratta da un commento agli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, pubblicato su Avvenire. Di fronte ad avvenimenti di questo tipo è inevitabile rimanere atterriti, e spesso ci si chiede il perché di tanto odio dilagante rimanendo schiacciati dall’impossibilità di trovare una spiegazione logica. Più importante è però domandarsi: cosa posso fare io per contrastare tutto questo?

A me è successo di trovare una risposta dentro un’altra domanda. Secondo Rondoni, infatti, ognuno deve interrogarsi su quel che nella sua opera quotidiana è affermazione di umanità e chiedersi quale sia l’amore che sostiene quest’opera meno visibile, ma più forte, di quella originata dalla violenza. In poche parole, è necessario sapere di cosa siamo innamorati, anzi, di chi siamo innamorati, perché non ci si innamora di un’idea, ma di Qualcuno di vivo e presente. Siamo abituati a sentir dire l’espressione “amare da morire”, ma dovremmo invece valutare per che cosa vale la pena “amare da vivere”. Dare la vita non ha necessariamente a che fare con scelte estreme, ma è accettare di morire un po’ a se stessi ogni giorno pur di spendersi per qualcuno, donando il proprio tempo e le proprie energie. Amare da vivere è avere a cuore il bene dell’altro e prendersi cura di lui, non con atti eroici, ma con quelle piccole premure che fanno parte della quotidianità. Tutto ciò può sembrare poca cosa e forse risultare anche impopolare, perché è più facile costruirsi i muri attorno piuttosto che accettare il rischio di lasciarsi coinvolgere in prima persona per affermare con forza e allo stesso tempo con delicatezza il motivo per cui siamo al mondo: per amare e lasciarci amare. Non per distruggerci. Se saremo disposti a questo i nostri occhi saranno in grado di vedere “ciò che in mezzo all’inferno, inferno non è” (citando Alessandro D’Avenia), di cogliere quella bellezza insita nelle cose e in ogni persona, che ha bisogno di essere rivelata. Finché si ha la capacità di amare si potrà sempre fare qualcosa. Certamente non è facile, siamo tutti soggetti alla paura, allo scoraggiamento, al dolore, e l’amore ci rende ancora più vulnerabili di quanto siamo già, ma non amare non ci renderà più forti, ci renderà infelici.

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Un esercito di innamorati è quello che ci vuole! Ne abbiamo avuto un esempio nel corso dell’ultima giornata mondiale della gioventù, a Cracovia. Tantissimi giovani che hanno trovato in Gesù il loro Qualcuno da amare, pronti ad essere presi per pazzi e per visionari pur di costruire ponti e non muri, come sempre ricorda Papa Francesco. E non dimentichiamo i tanti altri giovani che non potendo essere fisicamente presenti in Polonia si sono uniti in comunione spirituale seguendo le giornate dai propri paesi e rendendo le fila dell’esercito ancora più numerose. Anch’io sono stata conquistata da questo Amore, e come capita quando ci si innamora di qualcuno ogni cosa parla della persona amata. Per me è Gesù a fare la differenza, e in particolare la Sua umanità, che lo ha reso così simile a noi per farci simili a Lui. Vivere umilmente per qualcosa, dare la vita per gli amici, non ha però necessariamente a che fare con la fede. Per farlo basta essere pienamente umani, ed è questa la ragione per cui tutti siamo chiamati in causa: credenti e non, uomini e donne, di qualsiasi lingua, nazione o religione. Qui si tratta di rendere ben presenti, a se stessi e agli altri, le ragioni che non solo ci tengono in vita, ma ci portano a dedicare quella stessa vita a un bene più grande (che sia creare serenità in famiglia, occuparsi di qualcuno che è nel bisogno, o semplicemente svolgere bene il proprio lavoro…). In definitiva, si tratta di essere e restare umani: tutti possiamo farlo, anzi, abbiamo il dovere di farlo.

Siamo nati per risplendere, il buio e il Nulla non fanno per noi. Risplendere non per mettersi in mostra, ma per rivelare l’amore che ci abita perché la vera gloria sta in questo: nel dimostrare il proprio amore. Lampi di poesia vuole essere allora un piccolo seme. Ho scelto questo nome prendendo spunto da alcune parole di Giovanni Allevi, che parla di “lampi di poesia tra le pieghe dell’esistenza quotidiana” come quelle piccole e semplici cose che illuminano la nostra vita di bellezza e di luce. Possono nascondersi in un volto, in uno sguardo, in una poesia o una canzone, in un gesto d’affetto inaspettato o in un sorriso improvviso. Sono attimi in cui l’Amore si manifesta e se ci alleniamo a saperli scorgere riusciremo a recuperare la speranza e a “guardare il mondo con occhi nuovi tanto da riscoprire l’incanto in ciò che ci circonda”. D’altronde la missione della poesia è proprio questa, e non bisogna nemmeno essere nati poeti per cogliere la bellezza di un tramonto, di una sinfonia o della manina di un bimbo. Quello che cercherò di fare è raccogliere in questa pagina tutti quegli spunti e quelle suggestioni che personalmente mi fanno pensare “è poesia”, per creare una piccola oasi in cui poter tornare quando le cose non vanno bene o lo sconforto sembra avere la meglio. Mi piacerebbe, però, che questa fosse un’esperienza sempre più condivisa (ricordate l’esercito di innamorati?!). Vi invito allora a far sentire la vostra voce e la vostra poesia. Per sapere come fare, consultate la pagina dei Contatti.

Grazie di essere qui e buona permanenza!

 

 

Edit (febbraio 2018)

Scambiamoci la pelle
In fondo siamo umani
Perché la nostra vita non è un punto di vista
E non esiste bomba pacifista

Ho ritrovato le stesse motivazioni che un anno e mezzo fa mi hanno spinta ad aprire questa pagina nella bellissima canzone di Ermal Meta e Fabrizio Moro. “Non mi avete fatto niente” da oggi entra a far parte a pieno titolo della mia collezione di #lampidipoesia, insieme al suo desiderio di portare un messaggio di pace e rinnovata fiducia nonostante tutto, che abbracciasse ogni persona. La musica amplifica le parole e le rende ancora più efficaci (specialmente se scritte bene come in questo caso). La sintesi perfetta trovo che sia questa:

Ma contro ogni terrore che ostacola il cammino
Il mondo si rialza col sorriso di un bambino

A noi il compito di crederci e di invitare gli altri a farlo, senza smettere mai di cercare ciò per cui viviamo e amiamo!

 

 

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