Genova

Senza altre parole… perché di fronte a quanto è successo a Genova non ne ho trovate. Soltanto adesso, ascoltando i ricordi e le speranze, pur rimanendo sgomenta sono arrivate queste, e ve le dono.  

La_Lanterna_di_Genova_al_Tramonto

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Cartoline da molto lontano

Una guerra che si trascina da sette anni, violenze e orrori a mai finire perpetrati sulla pelle di innocenti (soprattutto bambini), intere città completamente distrutte e fughe disperate tante volte finite male. Quel che accade in Siria è sotto gli occhi di tutti eppure nessuno sembra vedere. “Fino a quando?” è il grido di domanda dell’oppresso, del perseguitato, dell’esiliato. 

C’è un brano del grandissimo Ezio Bosso che mi fa venire i brividi ogni volta che lo sento. Si intitola Split, postcards from far away, e se dovessi pensare a una musica che esprima l’intera quantità di dolore dell’umanità ferita di tutto il mondo non potrebbe essere che questa.

ezio

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Lettera a un bambino che è nato

Una premessa. Questo è un post un po’ particolare. Contiene una lettera che ho scritto il 14 febbraio scorso e che volevo tenere per me, perché la ritenevo troppo personale. Racconta di un’esperienza di preghiera che ho fatto, e la preghiera è sempre qualcosa di unico e personale, perché è la relazione che ciascuno ha con il Padre ad esserlo. Allo stesso tempo, però, pregare ha una ripercussione di tipo comunitario, ma nemmeno questo in realtà era servito per convincermi a pubblicare la lettera. Poi è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea, poiché mi ha consentito di intravedere delle possibilità di bene che potevano nascere condividendola con voi. Se avete la pazienza di leggere tutto, alla fine vi dirò quale è stato l’evento determinante questo cambio di rotta. Prima di farlo, preferisco leggiate la mia lettera a un bambino che è nato.

14 febbraio 2018

Carissimo sospirato dono di Dio Padre,

benvenuto al mondo! Mi verrebbe da dirti come prima cosa “ce l’abbiamo fatta!” ma poi mi rendo conto che ad avercela fatta siete tu e i tuoi genitori, insieme alla vita. Io ti ho soltanto accompagnato da lontano (ma allo stesso tempo sentendomi vicina a te) a partire da quel giorno in cui ho deciso di dire di sì a una proposta che il Signore mi faceva attraverso Sua Madre. Era il 13 maggio 2017 quando nella mia stanza davanti al crocifisso ho promesso che avrei pregato ogni giorno per nove mesi per un bambino a rischio di essere abortito. Quel bambino eri tu.

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Per la pace in Africa e nel mondo

Oggi il Papa ci invita a vivere una giornata di preghiera e digiuno per la pace, in particolare per la Repubblica Democratica del Congo e per il Sud Sudan, paesi da lungo tempo provati da conflitti interni, violenze e fame, e troppo spesso dimenticati. Per aiutare la riflessione, volevo condividere con voi alcuni passi tratti da un testo scritto da padre Daniele Moschetti, missionario comboniano che ha vissuto per molti anni in Sud Sudan. Potremmo legittimamente pensare che il nostro contributo nel fronteggiare questioni più grandi di noi e delle nostre possibilità serva a poco, ma non è così: ognuno può fare molto riconoscendo la dignità di ogni persona umana nel posto in cui vive, e costruire pace non ignorando o sottovalutando tutto ciò che distrugge la nostra umanità. 

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Natale o no

Questo è un articolo un po’ strano, ve lo dico subito, che ha per tema il Natale ma anche il non-Natale, ovvero il falso Natale, per intenderci quello fatto di lucine scintillanti, pensierini di dubbio gusto, messaggini copincollati, felicità tanto dirompente quanto effimera, buonismo da quattro soldi, peace&love e volemose bene. Tutte quelle cose, insomma, con cui abbiamo seppellito il Natale vero fino a non riuscire quasi a trovarlo più, perché a forza di addobbi da sistemare, regali da comprare e roba da cucinare, non ricordiamo più dove l’abbiamo messo. Ed è veramente tragico ritrovarsi a festeggiare il non-Natale senza Natale, perché si tratta essenzialmente di un’esperienza di non-senso.

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Chi sono io?

Non si può capire nulla della vita di un altro se non si prova a mettersi nei suoi panni. Nemmeno questo è sufficiente in realtà, perché è impossibile entrare fino in fondo nell’interiorità di qualcuno e nel suo vissuto personale, ma è un inizio.

L’indifferenza o l’abitudine verso la più grande tragedia dei nostri giorni è qualcosa che mi sgomenta. Mi riferisco alle migliaia di morti in mare di cui continuamente riceviamo notizia. Ogni vita spezzata in questo modo assurdo è una perdita per l’umanità intera, ogni uomo, donna, bambino in meno lascia un vuoto incolmabile nelle persone che gli erano più vicino ma anche in quelle che avrebbe incontrato in futuro e magari aiutato, sostenuto, amato. 

Ho provato a mettermi nei panni di una donna che ha vissuto questo dolore immane, la perdita di una persona amata, in nome di una vita più giusta e più degna. Non potrò mai capire fino in fondo la tragedia di qualcosa che non ho vissuto di persona: queste righe sono il risultato di questo mio sforzo e della voglia di lasciarmi anche ferire da un dolore che non è direttamente mio, ma che mi riguarda.

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