Il suono che fa l’universo

Ed è proprio
quando tutti accelerano
che io rallento
al mare, di lunedì
in ottobre secondo
seconda spiaggia del giorno
rallento, rallento
indecisa tra privilegio e vergogna
io dormo
il seno pieno, teso, caldo sull’attenti a
benedire i passanti
ho acqua in bocca e un pesciolino
tutto per me

Inizia così una canzone che ho scoperto in questi giorni e che non riesco a smettere di ascoltare per quanto è profonda ed evocativa. Il suono che fa l’universo, di Ilaria Pilar Patassini, parla di attesa, della necessità di fermarsi e stare all’erta per non lasciarsi sfuggire nulla di quella che è la scoperta più sorprendente che possa vivere una donna: percepire una nuova vita dentro di sé. Un pesciolino, che cambia le prospettive e stravolge tutto, che ti costringe a fare silenzio intorno e dentro di te, a rallentare per la fatica del generare ma soprattutto per non perderti il momento. Ma è una canzone che, oltre a questa che è l’interpretazione più ovvia e che si rifà all’esperienza diretta dell’autrice, si presta anche ad altre chiavi di lettura tutte ugualmente vere e significative. Che si sia o meno genitori nella carne, infatti, ognuno può considerarsi genitore, anche chi non lo è o pensa di non esserlo, perché ha una responsabilità sia verso se stesso che nei confronti delle persone che gli sono affidate e che si contribuisce, con il proprio apporto, a far crescere. Quindi ad ogni persona, uomo o donna, genitore o no, si possono applicare alcune considerazioni che vorrei fare prendendo spunto da questo testo, perfetto anche per questo periodo di Avvento visto che parla di attesa. 

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