Esercizi di speranza (14 agosto-30 novembre 2019)

14 agosto-Solo l’amore crea

Solo l’amore crea. E solo l’amore ri-crea, perché c’è bisogno di rinascere ogni giorno, di venire alla luce continuamente, ed è l’amore a farci uscire dal buio che non riusciamo a evitare. Solo l’amore, nient’altro. Solo se ti senti amato puoi dire: io mi fido, fai ciò che vuoi basta che sia Tu a farlo. Tu e nessun altro.
San Massimiliano Kolbe era un frate francescano. Nel giorno della sua memoria liturgica sono stata ricreata dall’Amore per tramite dei frati francescani. Non esiste gioia più grande di quella che deriva dall’incontro col Padre, dal sentirsi addosso quell’amore ostinato e tenace che non riesce a darsi pace finché non ti ha tra le sue braccia, al sicuro. La gioia di sapersi di qualcuno, di sentirsi attesi da molto prima, di sapersi amati in un modo unico e personale. Ed è una gioia che va detta, sia perché è impossibile trattenerla sia perché sono in tanti ad aver bisogno di ricevere l’annuncio di questa gioia, di questo amore che rende nuovi, che non lascia soli mai. Mai. Lasciarsi amare e ricreare, con fiducia e con speranza. Con la certezza che Dio ama tutto di noi specialmente ciò che noi non riusciamo ad amare, e quelle stesse cose, proprio perché amate da Lui, diventano il luogo privilegiato di tutta la vita. Il luogo in cui fiorire e portare frutto.

 

26 agosto-Più preziosi di una Cattedrale

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Cattedrale di San Gerlando-Agrigento

Sono tornata qui dopo dieci anni, otto dei quali la Cattedrale è rimasta chiusa per la frana del colle su cui è costruita. Oggi, seppure con molte difficoltà, è ritornata a quello splendore che quella volta non ero stata in grado di vedere perché avevo gli occhi pieni di lacrime. Posso testimoniare che il Signore le ha raccolte tutte, neppure una è rimasta fuori dal palmo della Sua mano, che per Lui ricostruire i Suoi figli e vederli felici ha più valore del ricostruire una cattedrale, e che la bellezza va contemplata anche quando hai gli occhi velati perché non sai mai quando ti ricapiterà e potrebbe volerci anche un decennio.

13 settembre-Io sono l’altro

“Io sono l’altro
sono quello che spaventa”

Da chi non vede con gli occhi ho imparato che si può avere una nitidezza interiore molto spiccata, con cui si riesce ad accorgersi di ogni dettaglio facente parte del mondo e degli altri. Tu pensi che quella persona sia al buio e invece scopri che ci vede molto più chiaramente di te e che può aiutarti a fare luce su quelle cose che, distratto da tutto ciò che è esteriore, solitamente non riesci a dipanare e a risolvere dentro te stesso.
Da chi non parla con la voce ho imparato che si può comunicare in molti modi diversi, forse meno convenzionali ma ugualmente efficaci. Tu pensi che quella persona sia immersa nel silenzio e invece scopri che i suoi occhi parlano per lei, che il silenzio stesso parla e lo fa in un modo inequivocabile.
Considerare una persona con disabilità come problema per sé e per gli altri rivela una carenza profonda di umanità. E questo sì che è un problema grosso e un vero deficit. Chiediamoci realmente chi è il disabile perché la maggior parte delle volte siamo proprio noi, che ci consideriamo “normali” ma che non abbiamo avuto alcun merito per esserlo.

“Quelli che vedi sono solo i miei vestiti adesso facci un giro e poi mi dici.”

8 ottobre-Preghiera

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“Perdere di vista l’essenziale. Fare senza aver più chiaro il motivo può distruggerci interiormente. O peggio ancora: fare senza “frequentare” più il motivo, può lasciarci in balia solo del senso del dovere.” (don Luigi Epicoco)

L’azione diventa davvero impossibile quando si perde il senso del nostro agire, del nostro impegno e perfino del nostro vivere. Andare avanti per inerzia o per dovere a lungo andare ci sfinisce e diventa facile a quel punto ritrovarsi in preda alla disperazione perché abbiamo bisogno di trovare un senso in quello che facciamo, che viviamo, che amiamo. Se il gusto del fare le cose non c’è più, spesso è proprio l’amore nel farle a mancare, quella passione e quell’entusiasmo con cui avevamo dato inizio a qualcosa di significativo. Non dobbiamo avere paura allora ad ammettere di aver bisogno di aiuto per ritrovare quello che ci manca o che abbiamo perduto, per ritornare a vivere veramente e ad amare la nostra vita così come è, scoprendo che la realtà in cui viviamo è essa stessa vocazione in cui realizzare la propria storia. Ma abbiamo bisogno dello sguardo di Dio, il solo che può dirci chi siamo. Scrive ancora don Luigi: “Avere una vita interiore, e in essa scoprire la vita spirituale, significa non perdere mai di vista che per vivere non basta vivere, ma bisogna fermarsi a sentirne il gusto, e attraverso di esso lasciare che quel gusto, quel significato, insaporisca tutta la nostra esistenza. Fare la madre, il marito, il professore, l’ingegnere, lo studente senza sentirne più il gusto significa avere una vita che non ci rende felici. Dio ha nascosto “gusto” anche nell’amaro della vita. Ma solo l’interiorità e la vita spirituale lo rivelano. Ecco perché la grande rivoluzione dell’uomo contemporaneo non è quella di crescere solo nel fare, ma nel recuperare anche e soprattutto il verbo essere. La crisi contemporanea è crisi di mancanza di preghiera.”

20 ottobre-Tenerezza

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Casa di preghiera per tutti i popoli presso la Missione Speranza e Carità-Palermo

La tenerezza concreta di Cristo passa attraverso i suoi occhi, nel suo sguardo d’amore e non di giudizio, attraverso le sue lacrime, che prima di operare qualsiasi guarigione comunicano la condivisione della nostra sofferenza, e attraverso le sue mani che vogliono toccarci nella preghiera e che possiamo toccare nella carità verso i fratelli.

26 novembre-Attenzione

“L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità.” (Simone Weil)

Attenzione deriva da attendere e attendere è “volgere l’animo a qualcosa”. Nessuno è mai completamente disattento, soltanto ha l’animo rivolto verso qualcos’altro, verso ciò che non è essenziale ma che sembra esserlo. Per questo bisogna imparare ad accorgersi, cioè a correggere lo sguardo. Ogni più piccolo gesto di generosità nasce sempre da uno sguardo che si accorge, che non si gira dall’altra parte o fa finta di non vedere, che non passa oltre ma si ferma. Ciò che ci serve davvero spesso è tutto qui: nel ricevere uno sguardo così o nel saperlo donare. Alzare gli occhi dal nostro ripiegamento su noi stessi, che tante volte non è frutto di egoismo ma solo di mancanza di incoraggiamento, guardare oltre le apparenze e i pregiudizi e scoprire che c’è un mondo oltre i nostri confini limitati. Volgere l’animo verso l’oltre, anche verso ciò che non è di immediata comprensione, perché nella vita non serve capire tutto ma serve trovare un senso anche a ciò che non si capisce e che solo uno sguardo nuovo può aiutarci a trovare.

30 novembre-Lodi all’Altissimo

“Lodi di Dio altissimo” di san Francesco d’Assisi:

Tu sei santo, Signore Dio unico, che fai cose stupende.
Tu sei forte.
Tu sei grande.
Tu sei l’Altissimo.
Tu sei il Re onnipotente.
Tu sei il Padre santo, Re del cielo e della terra.
Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dei.
Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene, Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore, carità.
Tu sei sapienza.
Tu sei umiltà.
Tu sei pazienza.
Tu sei bellezza.
Tu sei sicurezza.
Tu sei la pace.
Tu sei gaudio e letizia.
Tu sei la nostra speranza.
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza.
Tu sei ogni nostra ricchezza.
Tu sei bellezza.
Tu sei mitezza.
Tu sei il protettore.
Tu sei il custode e il difensore nostro.
Tu sei fortezza.
Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza.
Tu sei la nostra fede.
Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza.
Tu sei la nostra vita eterna grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

#lampidipoesia

 

 

 

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