Esercizi di speranza (28 giugno-11 agosto 2019)

28 giugno-Piangere

L’esercizio di speranza che più bisogna tornare a fare oggi è saper piangere, non per rattristarsi ma per stare nella verità e nella realtà, perché per stare al mondo, in questo mondo e in questo tempo, ne abbiamo un assoluto bisogno. Chi non sa piangere sull’uomo, infatti, distrugge ogni persona e cosa che incontra con la sua disumanità, e a lungo andare distrugge anche se stesso.

«Ci si riempiono gli occhi di lacrime se teniamo gli occhi aperti su questa valle di lacrime. Allora li distogliamo, ce li distolgono con mille e mille canali televisivi, social chiacchierosi, pensiamo di lavarli con una pioggia di immagini, e così come ci arrivano padre e figlio annegati ci arriva la ragazzina che posta la foto e il fidanzato o la mamma che le risponde in pubblico come sei bella e quella dice grazie e mette cuoricino, o ragazza con sfondo mare, o piatti, e insomma tutta una fiumana di cazzatelle, che porta via nella corrente le lacrime e il padre e il suo bambino, annegati un’altra volta. Si dice: perché piangere? Perché intristirsi? Ma piangere non è intristirsi, piangere è stare nella verità. Sono infinitamente più tristi le risate dei distratti, degli intrattenuti, le moine dei banali. Chi piange nel mondo, nel controvento della storia, che mai sarà il paradiso, non è uno triste: è uno che non nega la realtà. E tra le lacrime vede tutto, compreso la ragazza sullo sfondo del mare, con una intensità, una verità, uno sgomento sconosciuto ai fintiallegri. Perché piangendo veniamo al mondo, e occorre continuare a “venire al mondo”.»
(Davide Rondoni)

Continua a leggere