Esercizi di speranza (3-14 aprile 2019)

3 aprile-Parole d’amore

Questo post contiene parole d’amore… Sono tratte dalla Bibbia, “l’unico libro in cui l’autore del libro è anche autore dei lettori” (cit.). Qualcuna di queste può arrivare al tuo cuore? ❤

 

Dall’esortazione apostolica Christus Vivit di Papa Francesco:

“Nella sua Parola troviamo molte espressioni del suo amore. È come se stesse cercando diversi modi di manifestarlo per vedere se qualcuna di quelle parole può arrivare al tuo cuore.
Per esempio, a volte si presenta come quei genitori affettuosi che giocano con i loro figli: «Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia» (Os 11,4).
A volte appare colmo dell’amore di quelle madri che amano sinceramente i loro figli, con un amore viscerale che è incapace di dimenticare e di abbandonare: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).
Si mostra persino come un innamorato che arriva al punto di tatuarsi la persona amata sul palmo della mano per poter avere il suo viso sempre vicino: «Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato» (Is 49,16).
Altre volte sottolinea la forza e la fermezza del suo amore, che non si lascia vincere: «Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace» (Is 54,10).
Oppure ci dice che siamo stati attesi da sempre, perché non siamo apparsi in questo mondo per caso. Prima ancora di esistere, eravamo un progetto del suo amore: «Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele» (Ger 31,3).
Oppure ci fa notare che Egli sa vedere la nostra bellezza, quella che nessun altro può riconoscere: «Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,4).
O ci porta a scoprire che il suo amore non è triste, ma pura gioia che si rinnova quando ci lasciamo amare da Lui: «Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia» (Sof 3,17).” 

5 aprile-Scrivere per guarire

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Da un commento di don Luigi Maria Epicoco in occasione del decimo anniversario del terremoto a L’Aquila del 6 aprile 2009:

“Quando si soffre molto, quando si vivono delle cose difficili, è sempre molto faticoso riuscire a capire che cosa il Signore ci sta dicendo: a volte confondiamo il Signore con le nostre emozioni forti, con i nostri ragionamenti stringenti, con le cose che ci accadono intorno. Invece, se pensiamo ad esempio alla storia di Elia, ci accorgiamo che Dio non parla nel fracasso, non parla nel rumore, non parla nel terremoto – usa anche questa immagine – ma parla nel sussurro, nella voce sottile di una brezza, e per ascoltare questa voce bisogna ascoltare al fondo di noi stessi, al di là delle emozioni, dei ragionamenti e degli eventi. Il dare questo quaderno [dopo il terremoto don Luigi ha regalato a ciascuno dei suoi giovani un quaderno bianco] significava dare a questi ragazzi la possibilità di essere attenti a una voce che stava ancora parlando a loro (e stava parlando a loro in certe circostanze faticose come quelle dell’Aquila), e rintracciare questo messaggio personale rivolto a ciascuno significava disobbedire alla facile disperazione, disobbedire al razionalismo che ci portava a un certo cinismo, trovare di nuovo un filo rosso che potesse guidare la vita di queste persone. Allora un quaderno bianco è la parola di Dio come una lampada accesa nel buio per ritrovare la strada.
Quando una persona lealmente si mette ad ascoltare la verità che abita nel fondo di sé stesso, quella verità è oggettiva , è vera, e lì non c’è fraintendimento. Diceva sant’Agostino che “Dio è più intimo di noi a noi stessi”, allora quando tu ritrovi di nuovo la strada della vita spirituale, dell’interiorità, lì escono fuori tutte le meraviglie di Dio.”

9 aprile-Amicizia sconfinata

E un giorno scopri:
nella lontananza, un’amicizia che non ha confini;
nella mancanza, la misura di quanto è vivo l’affetto;
nella costanza, la maniera di alimentare la fiamma di un amore gratuito che sa farsi presenza anche da lontano.

11 aprile-Tornare a vivere

Siamo morti dentro ogni volta che preferiamo una vita mediocre alla vita vera, accontentandoci di volare basso perché alto è il rischio di farsi male.

Siamo morti dentro quando non crediamo più a nulla e cediamo alla rassegnazione, all’apatia, al “tanto non cambierà niente”, quando disprezziamo noi stessi o gli altri, quando pensiamo sia troppo tardi per ricominciare.

Siamo morti dentro ogni volta che, pur dichiarandoci cristiani, viviamo come se Cristo non fosse mai esistito. Intrappolati nel nostro venerdì santo, incapaci di riconoscere che il sepolcro è vuoto, che la croce non è per sempre, che Cristo è vivo!

È tempo di tornare a vivere! Credere alla morte è più logico, ma credere che c’è una pasqua per ciascuno di noi significa fare spazio all’inimmaginabile che diventa realtà! Fidarsi è l’inizio della vita vera… 

12 aprile-Iniezioni di fiducia

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Ho una penna a forma di siringa e mi piace dire che serva per fare “iniezioni di fiducia”! Perché scrivere per me è questo, e proprio all’inizio della settimana il mitico prof. Alessandro D’Avenia, nella sua rubrica sul Corriere, ha ben ricordato l’importanza della scrittura come mezzo di dialogo interiore e non solo.

“Attraverso la scrittura le cose invisibili diventano visibili e quelle visibili, ma disperse, vengono raccolte. E solo le cose rese «visibili» diventano «vivibili».”

“Scrivere è noioso solo quando la posta in gioco è bassa, cioè quando non è la vita stessa.”

13 aprile-Ciò che salva è il legame

Giorni fa, grazie a Federica che l’ha condivisa, ho letto questa frase: “Ciò che guarisce non è la risposta ma il legame.” Non so a cosa si riferisse, o in quale contesto fosse inserita la frase, ma mi è piaciuta tanto. Molte volte siamo così affamati di risposte da perdere di vista i bisogni o i desideri insiti nelle domande.

Cerchiamo risposte ovunque e da chiunque: dalle persone a noi vicine, che magari non sono sempre lì ad ogni nostra sollecitazione (vedi spunte, doppie spunte, spunte blu e conseguenti drammi), o anche da chi non conosciamo neanche ma che magari qualche volta ci ha ispirato.

Cerchiamo risposte perché abbiamo bisogno di conferme, di sentirci amati e considerati, le cerchiamo nei posti giusti e in quelli sbagliati, e anche quando le troviamo spesso non ci serve a niente e i dubbi rimangono lo stesso.

Cerchiamo risposte anche o soprattutto da Dio… e se iniziamo a pensare che nemmeno Lui ci risponda allora diventa un bel problema, e alla mancanza di risposte subentra un senso di solitudine profonda.

Tutto questo perché ciò che salva non è la risposta, ma il legame. Se una persona con cui hai un legame profondo non risponde al tuo richiamo non è per forza disinteresse e non è giusto attribuire a lei mancanze che sono state di altri. Forse non può farlo in quel determinato momento perché sta peggio di te e non ha risposte né per sé né per altri, ma se il legame è vero non hai motivo di dubitare di quella persona, anzi quello che cercavi lo puoi trovare proprio in ciò che ti lega a lei. È quel legame che può guarirti il cuore quando ti senti oppresso da tutto: la risposta non è mai qualcosa, ma è qualcuno!

E se ti sembra che anche Dio non ti risponda, sei vittima di un grandissimo inganno. È la relazione che hai con Lui la risposta al tuo desiderio, il rimedio, la medicina, la cura, la guarigione da ogni ferita. Sta tutto lì, in quel legame indissolubile, e quando ti apri a viverlo davvero non hai più bisogno di risposte perché hai trovato Qualcuno che prende sul serio le tue domande, alle quali risponde col dono di ciò che Egli è.

14 aprile-Passione

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È l’ora della tua notte, l’ora verso cui anche le nostre notti convergono. È l’ora del buio invincibile, della solitudine, dell’angoscia, dell’inevitabile che si presenta a domandarci conto di tutta una vita. È l’ora in cui nulla ha più senso, l’ora in cui tutto sembra perduto ma che in realtà è soltanto compiuto. Non rimane infatti altro da aggiungere, tutto è stato fatto, tutto è stato donato. È l’ora dell’abbandono, del tradimento degli amici, del dolore fisico e di quello non meno intenso provocato dal rifiuto, dalla non comprensione, dalla totale mancanza di amore da parte di chi ami. È l’ora in cui chi vorrebbe difendere la tua vita, come le donne, non può farlo. Ma è anche l’ora del ritorno, l’ora di intraprendere la strada verso casa, la stessa che aspetta ciascuno di noi ma che a tratti smarriamo durante il cammino. Seguendo i tuoi passi, però, la strada si apre, fino al punto in cui si staglia davanti a noi in maniera univoca mentre allo stesso tempo ci accorgiamo che prevede un ostacolo non evitabile, a meno di non cambiare strada. Andare incontro alla croce, come te, ci terrorizza quando è il momento. Prima ci dichiariamo pronti a tutto, come Simone, per poi crollare miseramente. Ma tu hai pregato per lui, perché non venisse meno la sua fede, e così hai fatto per ognuno di noi. Tu hai pregato per noi, da prima di noi. Tu ci hai insegnato come si sta nella sofferenza e ci hai rivelato che l’Amore è immensamente più forte. Tu ci hai mostrato che la tua Croce è nostra gloria e vittoria, che la morte non ha più l’ultima parola, che nulla può più strapparci dal tuo amore. Così, anche se i nostri occhi hanno visto quello che non avremmo mai voluto vedere, o se le nostre orecchie hanno udito quello che non avremmo mai voluto sentire, anche se ti abbiamo condannato, se ti abbiamo lasciato solo, anche se non ti abbiamo amato e ti abbiamo ucciso mettendoti in croce, Tu rimani. Anche se le difficoltà della vita ci hanno messo a dura prova e se ci sembra di aver perso la speranza o la fede, Tu ci aspetti. Anche se non siamo stati capaci di amare, Tu ami. Anche se sei morto, Tu vivi. E in Te anche noi vivremo.

#lampidipoesia

 

 

 

 

Un pensiero su “Esercizi di speranza (3-14 aprile 2019)

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