Esercizi di speranza (19 febbraio-13 marzo 2019)

19 febbraio-Scrittura manuale

A causa di una piccola difficoltà di vista (niente di grave, ho gli occhiali in riparazione per qualche giorno e con quelli vecchi non vedo bene), mi risulta faticoso stare al cellulare o al computer per creare le immagini con le frasi e scrivere. Però ho pensato una soluzione alternativa per non far mancare gli esercizi di speranza ovvero scrivere a mano, così mi sforzo di meno, e scattare una foto! Perché di fronte a un ostacolo, la speranza non si ferma ma inventa strade nuove!

 

20 febbraio-Buio

Quando sei al buio, due cose sono molto importanti per orientarsi. La prima è la memoria, perché quando conosci e ricordi bene lo spazio in cui devi muoverti riesci a farlo con disinvoltura e senza troppe difficoltà. La seconda è il tatto, che ci viene in soccorso quando abbiamo qualche dubbio sul percorso che stiamo facendo e ci permette di distinguere i vari ostacoli che possiamo incontrare.

Credo che le stesse due cose possano venirci in aiuto quando attraversiamo dei periodi di buio in senso lato. Fare memoria del bene vissuto, dell’amore ricevuto, della luce che in quel momento manca ma che sappiamo esserci, perché ci è già successo di vederla. Questo ci permette di confidare nel fatto che quel buio in cui ci troviamo è transitorio, memori che il giorno ritorna sempre anche dopo una lunga notte.
E poi il tocco: quando non vediamo, diventiamo più attenti a ciò che “sentiamo” e che ci tocca nel profondo. Ed è proprio aprendosi a questa sensibilità nuova e accettando di prendere la mano che ci viene tesa che possiamo uscire dal buio. Solo affidandoci completamente riusciamo a fronteggiare la paura di muoverci, di non sapere dove andare e cosa fare, di andare a sbattere e farci male, perché il non essere più da soli ci permette di affrontare tutto. Questo ci salva: noi da soli non lo siamo mai. Basta fidarsi, e paradossalmente proprio stando al buio inizieremo a vedere davvero.

23 febbraio-Trasfigurare

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Coincidenza vuole che il mio ultimo post parlasse di buio, o meglio, di due cose che possono aiutarci ad attraversarlo (memoria e tatto).
Oggi, invece, non si può non parlare di luce. Una canzone dice che “buio e luce sono figli del sole” ed effettivamente, pur essendo contrapposti, entrambi fanno parte della vita e hanno una radice in comune, solo che il buio è conseguenza di una temporanea mancanza, quella del sole appunto, mentre la luce è dovuta a una presenza.
Ma la presenza da cui attingere quella luce invincibile che resiste a tutto, anche al nostro buio interiore, è quella di Gesù che ci conduce in disparte, con Lui, da soli. Lo fa per mostrarci che si splende solo se si ama e che niente può oscurare questa Luce, nemmeno la paura che ne abbiamo. E quindi, quando stiamo con Gesù in disparte, in preghiera, possiamo anche dire, come Pietro, delle cose insensate, ma non importa perché basta pronunciare il Suo Nome per sentire pronunciare da Lui la verità del nostro di nome. La luce che cerchiamo, infatti, è sapere chi siamo veramente dall’unico che può dircelo.

24 febbraio-Zia Melina

Quanto mi sentivo orgogliosa quando mi dicevi che ti ricordavo nonna Maria, la nonna che non ho potuto conoscere e che per te era come una sorella. Mi mancherà sentirti parlare di lei, mancherai tu e il modo in cui ci accoglievi sempre quando venivamo a trovarti e non ci lasciavi mai andare via con le mani vuote. Mancheranno i ricordi nei racconti che amavi scrivere e che, da vera antesignana, accettavi di pubblicare su un blog online nonostante qualche iniziale rimostranza dovuta al riserbo: se è possibile ereditare alcuni tratti anche dalle persone con cui non si hanno legami di sangue ma di elezione, allora posso dire, in questo, di aver preso da te.
Adesso che tu e la nonna vi siete ritrovate salutamela tanto, e continuate insieme a vegliare su tutti noi nello stesso modo di sempre, da madri quali siete state e siete. Solo ieri, inconsapevolmente, scrivevo che si splende solo se si ama: tu hai amato, e adesso splendi.

28 febbraio-Don Carlo

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Vedi occhi di stelle
diventare lucidi
e visetti spenti
imperlarsi poco dopo
di acqua e di sale.

Il pianto dei tuoi bimbi
sconvolge il tuo cuore di padre.
La loro esistenza
così breve e colma
di dolore innocente
non riesce a darti pace.

La morte dei tuoi alpini.
La raccolta dei pochi oggetti
da consegnare ai loro cari
come reliquia
e una promessa da mantenere
“come una cambiale firmata
davanti a Dio”.

Scampare alle bombe
e al gelo che fa strage
per realizzare il sogno
di servire i poveri
tutta la vita.
Questa la tua carriera.

Tornare
miracolosamente
a casa
e trovare il modo e la strada
proprio lì
nella devastazione totale
lasciata dalla guerra.

Arti spezzati
per lo scoppio di una mina.
Ferite di ogni tipo
nel corpo e nello spirito.
Figli orfani di guerra
e dell’amore negatogli.

Inventarsele tutte 
per consolare
veder nascere dal palmo della tua mano
sorrisi dalle lacrime
che diventano perle:
una per ogni dolore
coraggiosamente affrontato.

Da quel primo bambino
accolto in casa tua
un susseguirsi di arrivi
e un solo obiettivo:
alleviare la loro sofferenza
non con rassegnazione
ma recuperando quella “vita che non c’è
ma che potrebbe esserci”.

Altri potranno servirli meglio
nessuno amarli di più.
Di te
che fino alla fine
e ben oltre la fine
li hai amati
donando tutto
per ultimo i tuoi occhi
andando anche contro la legge
perché l’Amore è tutto qui
e il resto viene dopo e vien da sé.

10 marzo-Deserto

C’è il deserto
intorno
e dentro me.

C’è terra arida
che attende
pioggia rinfrescante.

C’è la sete
di senso
di pienezza
di felicità.

C’è solitudine
vuoto
e aridità.

C’è la stanchezza
la febbre che debilita
e il respiro affannoso.

C’è la tentazione
di volersi arrendere
o di scegliere strade
forse più semplici 
ma senza destinazione.

C’è il silenzio 
il senso di disfatta
e il disorientamento.

Ma ci sei Tu.
Perché non ci lasci soli
nel deserto 
ma ci conduci proprio lì
per incontrarti
e ascoltare da Te
le parole d’amore più belle
e così ritrovare 
la forza
il ristoro
la direzione
la vita
il senso.

E allora vale la pena attraversarlo
il deserto
se ci sei Tu.
Ma non lasciarmi mai la mano
mi perderei
e innaffia di Te
questo piccolo fiore
perché possa aprirsi
e sbocciare 
e rifiorire sempre
a ogni stagione
a ogni deserto
a ogni tempesta.

13 marzo-Maria Chiara

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(foto tratta dalla pagina facebook Maria Chiara Mangiacavallo)

Quando penso a Maria Chiara mi sento amata. Credo che questo sia il regalo più grande che lei mi ha fatto, perché nel sentirsi amati c’è tutta la felicità, quella che non va cercata (perché è già qui e adesso) ma soltanto protetta.

#lampidipoesia

 

 

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